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Gipo Farassino, il più grande cantautore in lingua piemontese è mancato l’11 dicembre 2013
Dic 12th, 2013 by linguapiemontese

Gipo Farassino

E se ne è andato anche Gipo ! E’ con il cuore veramente commosso che saluto il grande Farassino.

Rompo per una volta la consuetudine sabauda di non raccontare in pubblico i fatti propri perché devo ammettere che questo blog come tutto ciò che vi è dietro non sarebbe mai stato pensabile senza la figura di Gipo.

La musica

Ho conosciuto Gipo tramite i suoi dischi, la sua musica e solo molto più tardi tramite il teatro. Ero molto giovane, direi alle elementari, quando imparavo a memoria le sue gag comiche. Sapevo e molti anni dopo so ancora a memoria la predica o la serenata ciocaton-a. Ricordo di averle replicate al microfono su un pullman a Roma ad un autista che mi chiedeva la traduzione. E quante cassette ho consumato a furia di risentire i suoi brani.

“Veuj compreme na cassin-a…” era la ballata preferita che cantavo a mio figlio da piccolo come in un farsesco girotondo.

L’orgoglio

Nulla come Farassino ha nutrito in me l’orgoglio di essere piemontese. Era sentendo lui che ho cominciato ad amare questa lingua in nulla inferiore ad altre. Senza il suo insegnamento non avrei mai dato il giusto valore a questa preziosa reliquia, dono gratuito proveniente dai secoli passati.

L’insegnamento tipico della scuola circa un Piemonte rozzo, arcaico, mai baciato dal Rinascimento e quindi dalla cultura, buono solo per qualche accidente della storia ad unificare l’Italia in cui era destinato a disciogliersi, questo mostro dell’ideologia nazionalista italiana si tramutava in sdegno di fronte alla bellezza della lingua piemontese quando modellata nelle mani di un vero artista.

“L’Italia è Italia, benché il parlar sia indarno. Ma schin-a l’Arno: a-j’é mach d’acqua.”

La politica

Molti hanno rifiutato il Farassino politico, presunto traditore della classe operaia, per il suo progetto autonomista, ma anche quella parte ha avuto un ruolo importante in quegli anni di profondi cambiamenti alla fine della cosiddetta prima repubblica.

E nonostante la sua evidente disaffezione di fronte al crollo di quegli ideali in volgari ruberie non ha mai ceduto alla tentazione di abiurare. Gli avrebbero fatto ponti d’oro, ma lui non era così. Anche per questo lo rispetto.

” Col negòssi ‘d pen-nòira j’é pi nen e la Dòira a smija’n canal ambotijà.

Con ij sò mercà coatà Pòrta Pila a smija mòrta e mi canto magonà.

Pòrta Pila…”

Oggi la Dora è in lutto, così come dovrebbe esserlo Torino.

Cercheremo di essere degni del tuo insegnamento.

Ciao Gipo!

 

 

 

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