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Etimologia piemontese dei sentimenti
Apr 1st, 2011 by linguapiemontese

L’etimologia è la scienza che ricerca l’origine delle parole. In particolare suo fine è il raggiungimento  dell’iconimo, la parola usata come motivazione per l’introduzione di un nuovo termine.

etimologia sentimenti

Il titolo del post può apparire strano, ma si riferisce ad un fatto comune a molte lingue. Le parole che raccontano di sentimenti, emozioni umane e simili traggono spesso origine da oggetti e comportamenti concreti.

Essi, infatti, vengono assunti come metafora per lo stato d’animo, di per sè nozione astratta. Anche in piemontese esistono vocaboli  che seguono tale caratteristica.

Calma e Stufi

Abbiamo già scritto di due di essi in un precedente post relativo all’influenza di un antichissimo (neolitico?) adstrato ellenico sul piemontese: CALMA e STUFO che abbiamo fatto derivare da CAUMA (calore) e TYPHOS (vapore), collegati alle osservazioni pastorali delle greggi o mandrie che si riposano nelle ore di massima calura nei pascoli estivi.

Flin-a e Sbaruv

Aggiungerei altri vocaboli partendo da una ricerca facile: FLIN-A è la parola che indica un nervosismo tendente all’ira. Esso va oltre il semplice disappunto ed è trasparente nella derivazione dalla RABBIA FELINA. Essa è la grave malattia che portava a morte certa gli animali dopo una serie di gravi alterazioni del comportamento.

SBARUV è lo spavento e potrebbe essere legato a baruffa EX-BARUF oppure a paura EX-PAVOR.

Scheur e sgiaj

SCHEUR è invece il termine per lo schifo, il ribrezzo che deriva probabilmente da EX-COR, dal cuore. E’ da porsi forse in relazione al vomito che sembra provenire dal cuore agli occhi di una medicina non scientifica.

Ancora più difficile è il caso di SGIAJ, fare senso, essere ripugnante. Per esso seguiamo la suggestione fonetica verso un possibile EX GLADIO. Si tratta della reazione a fronte dello scempio compiuto dall’arma?

Deuit e matighé

DEUIT, parola sacra dell’educazione piemontese, traducibile alla lontana con garbo, è probabilmente un antico participio passato irregolare del verbo dovere (si può confrontare con cheuit=cotto). Si tratta quindi di compiere qualunque azione nel modo DOVUTO.

Di una persona che non agisce ritornando cupamente sui propri pensieri si dice che MATIGA, con semplice derivazione da MASTICARE, cioè ruminare ripetitivamente lo stesso pasto.

Etimologi nel fango: i nomi piemontesi della melma hanno cugini in tutta Europa
Mar 17th, 2011 by linguapiemontese

Fango, pozzanghera, palude costituiscono una famiglia di parole molto interessanti in piemontese.

fango

Nella nostra lingua si incontrano termini che rivelano parentele molto estese in ogni angolo d’Europa. Per verificarlo basta inserire FANGO nel traduttore di Google

I termini per “fango” nelle diverse lingue europee

Iniziamo dal termine MOTA, da coi smota (ex-mota=dal fango) con cui si indica una frana. Esso è presente in forme leggermente diverse in olandese, danese, inglese con estensione alle aree uraliche estoni e finlandesi. E’ probabilmente un termine germanico che si è diffuso anche oltre i ristretti confini linguistici. Suggestivo mi sembra il rapporto con la MALTA per costruzione. Non è impossibile un passaggio malta (termine di origine greca) a mauta e mota.

Un altro termine a noi famigliare per indicare il fango è il portoghese e galiziano LAMA con cui indichiamo qui un terreno paludoso. Secondo un’ipotesi suffragata da molti dati il greco LAMIA indicante un serpente-drago è alla base del termine in questione, sovente adoperato per indicare fiumi e torrenti.

Il termine ufficiale del fango in piemontese è PAUTA che è imparentato con l’albanese BALTE e gli slavi BLATO. Alla base può esserci il termine slavo POLA VODA (mezza acqua) da cui può derivare Palude.

Riassumendo troviamo termini di certa o supposta origine greco-balcanica.

L’età d’oro di fango e affini: il neolitico

Se si tiene in considerazione un possibile scenario preistorico per certi vocaboli ricordiamo che la fase di massimo interesse per fanghi, paludi, torbiere e simili era nella civiltà palafitticola nella pianura padana.

Una delle principali civiltà nell’Età del Bronzo è detta di Polada (località lacustre rivierasca quasi traslitterazione di Pola Voda), persino Padus, il nome latino del Po, può essere collegato.

Nella palta (ipotizzando fango=acqua ferma=palude) cosa si utilizzava? Il PALO per costruire le Palafitte e la PALA per smuovere la terra. Tutti termini presenti in piemontese e in latino.

I termini collegati al fango e agli impasti di terra in genere sembrano avere un’origine dalla zona balcanico egea, propria quella da cui proviene la prima ondata neolitica.

Essa si caratterizza non solo per l’agricoltura, ma anche per la rivoluzione nelle tecniche edilizie. La malta, la calce in questo contesto hanno un ruolo primario.

Altro nome riferito a melma and company è paciòch, paciarin-a e simili, non troppo diverso da pauta.

Piemontese : dialetto in estinzione o lingua nel terzo millennio?
Ago 27th, 2010 by linguapiemontese

bandiera piemontese


Cerea! , cioè Salve!, benvenuti al blog sulla lingua piemontese!

Sono appassionato della dialettologia in generale e specialmente della mia lingua, il cosiddetto dialetto piemontese o piemontèis.

La mia attività relativa a questo argomento è iniziata intorno al 2002 con la redazione del poema Piemonteide e solo dopo alcuni anni ho trasferito sul web il suo contenuto.

Essendomi interessato nel frattempo a questioni relative alle origini ed allo sviluppo della lingua, ho aggiunto alcuni post sul tema.

Ho riordinato in base agli argomenti il materiale scritto nel tempo per facilitare la lettura.

Sezioni del blog sulla lingua piemontese

Nella sezione “Le origini della lingua” tratto della formazione del piemontese, partendo dalla visione che condivido, benché minoritaria tra i dialettologi, della Teoria della Continuità Paleolitica.

Nella sezione Idioma piemontese trovano spazio argomenti relativi alla lingua piemontese con le sue peculiarità, soprattutto fonetiche e lessicali, come studiata dall’attuale dialettologia.

La sezione Etimologie piemontesi è un atto di amore verso alcune delle parole che costituiscono il nostro tesoro linguistico. Poiché l’amore è una cosa seria scriverò di questi temi con un approccio appassionato, ma per quanto possibile scientifico.

Nella sezione “Sociolinguistica piemontese” affronto argomenti di cultura, scienza del linguaggio e politica dal punto di vista piemontesista.

Nella sezione Piemontèide pubblico invece il primo poema del terzo millennio in Piemonte, utilizzando il web.

Con la sezione “Pensieri divergenti” rilasso la mente e la lascio scivolare verso il nonsense.

Nel mio blog intendo anche segnalare ciò che  sul web già si può trovare sul nostro idioma:

Nella sezione Candatrìfole il mio cane da tartufi annusa, cerca e trova nella ragnatela mondiale tutti i siti in lingua piemontese o che trattano di essa.

Nella sezione “Recensione siti” saranno descritti i blog e i siti che trovo più interessanti tra quelli individuati nella sezione precedente.

“Vita del blog” riassume i cambiamenti e illustra i progetti relativi al sito.

Alcuni di voi si chiederanno perché ho deciso di utilizzare l’italiano in queste pagine. Ho notato che vi sono persone interessate alle questioni della nostra parlata, ma che la padroneggiano per nulla o con difficoltà. E’ un grosso peccato escludere queste persone, che tra non molti anni diventeranno la maggioranza, da questi argomenti.

Io stesso nella vita di tutti i giorni utilizzo sempre l’italiano e coltivo questo blog come un giardino segreto. Qui vengo a rifugiarmi cullato dai suoni millenari ereditati dalla mia famiglia.

 

 

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