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Suoni primari e colori primari: quali sono le vocali più resistenti in piemontese?
agosto 5th, 2011 by linguapiemontese

 

Colori e suoni primari :    rosso = A   giallo = I   blu = U

Colori e suoni secondari:   arancione = E   verde = U francese   viola = O

Colore e suono centrale:   nero = EU francese 

suoni primari colori primari

Analogia tra suoni primari piemontesi e colori primari

Fin dalla scuola elementare abbiamo conosciuto lo schema dei colori primari:giallo, rosso e blu. Tali colori combinati insieme creano i colori secondari: giallo e rosso danno arancione, blu e rosso danno viola, blu e giallo danno verde. L’insieme dei colori crea un non colore nero.

Tale schema con poche modifiche può essere usato per dare una evidenza visiva ai rapporti tra i suoni del sistema vocalico piemontese.

Sostituiamo una vocale ad ogni colore primario, ad esempio poniamo A=rosso, I=giallo e U=blu. Mescolando tali colori si ottiene un colore intermedio per ogni coppia.

Parallelamente per ogni coppia di suoni se ne può individuare un altro con caratteristiche intermedie: E=arancione, O=viola, U francese=verde. Anche per il nero centrale si può trovare una corrispondenza con l’EU francese.

Così come i colori non si esauriscono con quelli primari e secondari (rosa, marrone ecc.) così altri suoni vocalici sono possibili. Ad esempio abbiamo due E (cioè due arancioni diversi) e il suono indistinto segnato con la E con dieresi.

Questo schema è solo un gioco senza utilità o cela altro?

Il significato fonetico della terna di suoni primari

A, I, U sono dal punto di vista articolatorio i suoni primari, pronunciati nei tre luoghi più distanti e quindi perfettamente distinguibili: sono considerabili suoni primari per analogia con i colori.

Esistono molte lingue come l’arabo basate sostanzialmente solo sui tre suoni primari. E’ stata formulata l’ipotesi che anche l’indoeuropeo fosse basato su tale terna.

Di certo sono suoni “resistenti”: in molte lingue vi è la tendenza ad avere molti suoni in vocale tonica, cioè accentata, ma non in vocale non tonica. Quando ciò succede i suoni primari (A, I,U) sono spesso quelli resistenti.

In piemontese ci sono molti fenomeni di questo tipo. Anzitutto i suoni secondari O ed EU francese sono solo tonici e in posizione non tonica degradano ad U o U francese.
Ad esempio: A lòsna (= lampeggia, con O italiana), ma A losnava (= lampeggiava, con U italiana)
Altro caso: Fieul (= figlio con EU francese), ma Fiulin (= ragazzino, con U francese).

Anche Le E e le U francesi (vocali secondarie seguendo lo schema dei colori) tendono ad essere sostituite in posizione atona. Questo fenomeno, tuttavia, risulta essere meno regolare.
La U francese tende ad essere rimpiazzata da I in contesto non accentato.
La E tende ad essere solo tonica, trasformandosi piuttosto in E con dieresi.

Esistono anche altre tracce di trasformazione di E in I in posizione atona. Un esempio è dato dal diminutivo di Ceco (Francesco) che è Cichin e non Cechin.

Eccezioni alla regola

Vi è l’eccezione morfologica delle desinenze verbali e dei plurali femminili in E atona. Molto significativo è il fatto che in entrambe le posizioni le E si trasformino in I in certe zone monferrine fin quasi alle porte di Torino. Si tratta di una specie di attrazione verso la vocale considerata più adatta per una sillaba non tonica?

Altra eccezione riguarda la particolare situazione della E con dieresi. Nello schema dei colori rappresenterebbe una specie di marrone tra il rosso della A ed il nero della EU. Anche essa risulta essere molto resistente e allunga addirittura la durata della consonante successiva. Ne discuterò in un articolo dedicato.

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