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Buon compleanno Blog: un anno passato insieme per amore della Lingua Piemontese
Ago 27th, 2011 by linguapiemontese

torta
E’ già passato un anno dal primo articolo su questo blog sulla lingua piemontese.

Il progetto si è sviluppato, anche se con la limitata disponibilità di tempo di chi scrive, lavoratore a tempo pieno in tutt’altro ramo e felice padre di due bimbi piccoli.

E’ stato un anno di luci ed ombre, ma per natura tendo a sottolineare le prime.
Gli articoli sono stati circa due al mese ed hanno coperto tutti gli argomenti previsti.

La sitosfera piemontese: Candatrìfole si annoia

Il numero di siti sull’argomento lingua piemontese o scritti utilizzandola è cambiato assai poco in questo anno e molti siti sono fermi esattamente al punto di un anno fa.

Questo segnale di immobilismo non è affatto positivo, ma io credo che questo possa essere un bell’invito a fare di più per coloro che ci credono.

Complimenti ai pochissimi attivi su questo fronte, voi siete i miei ideali compagni di viaggio.

Centocinquantesimo dell’unità nazionale

E’ stato l’anno del 150esimo dell’unità nazionale, con tutti i rischi a questo connessi per i difensori delle “piccole patrie”, ma, passata la sbornia identitaria, supportata da tutti i mass media senza eccezioni, noi ci saremo.

In questo contesto ho deciso di pubblicare sul web il mio poema Piemonteide come personale controcanto alle celebrazioni unitariste.

Di eccezionale valore mi è sembrata la raccolta di più di 10000 firme effettuata da Gioventura Piemontèisa per il riconoscimento della dignità di lingua al piemontese, questione ovvia per qualunque linguista, ma non per certi politici.

Bilanci e buoni propositi

In ogni caso è triste notare che il piemontese semplicemente non faccia mai notizia, non sia mai di attualità.

E’ stato anche per me un anno ricco di letture, intese come siti, articoli e libri. Di alcuni che mi sono parsi significativi ho lasciato traccia nelle pagine del blog.

Ho parlato sia delle origini del piemontese, sia delle origini di alcune parole, alcune forse donateci da popoli insospettabili.

Che cosa ci riserva il futuro? Anzitutto il blog proseguirà perché comunque è il frutto di una passione che non tende ad esaurirsi.

Ringraziamenti

Ringrazio tutti i miei lettori e i viandanti che sono transitati velocemente su questo sito.
Un grazie a coloro che mi hanno linkato, a chi mi ha scritto via mail dandomi dei buoni riscontri.

Un grazie a Gianni Davico che mi ha inserito tra i blog degni da leggere nel suo articolo sulla blogosfera piemontese, a Berto’d Sera che molti anni fa mi aveva spinto a pubblicare il mio poema.

A tutti i miei lettori dico: GENEVE NEN, ANCALEVE PURA’D COMENTE’!
Non vi imbarazzate osate tranquillamente commentare!

Archeologia e politica: la rivista Archeo inventa la Padania Romana
Ago 20th, 2011 by linguapiemontese

Ho notato con piacere che il numero di luglio della rivista Archeo ha come argomento principale la Padania Romana. La questione è trattata dal professore Romolo (il che è tutto dire…) Staccioli.

Padania romana

La Padania Romana secondo Archeo

Il distillato di queste pagine intitolate “L’invenzione della Padania” può essere riassunto nei seguenti punti:

1 Furono i Romani ad associare per un secolo circa in un unico raggruppamento amministrativo le terre di Liguri, Celti e Veneti, popolazioni distinte e normalmente nemiche.

2 Queste terre dopo un secolo vissuto come provincia della Gallia Cisalpina divennero parte dell’Italia.

3 La fondazione di molte colonie latine e romane in tali territori influenzarono pesantemente l’evoluzione successiva.

4 Le classi indigene più elevate tesero a romanizzarsi in cambio di favori economici e politici.

Fino a questo punto nulla da dire anche se l’importanza delle colonie romane e latine probabilmente viene spesso esagerata.

La cornice in cui queste vicende vengono inserite è invece tesa a dimostrare l’assurdità delle attuali rivendicazioni padaniste, esaltando alcuni fatti e sminuendone altri.

In particolare viene magnificata l’alleanza tra Veneti e Romani con sottile ironia, visto l’attuale sentimento di quella regione.

Altrettanto perfidamente viene ricordato che l’unica guerra di secessione nella penisola fu combattuta dagli italici centromeridionali contro Roma e i Cisalpini non vi parteciparono se non come alleati di Roma.

Alcuni fatti storici lasciati in ombra nell’articolo

Tra le righe, depurando ogni furore unitario da 150esimo anniversario dell’Italia moderna, si può comunque trarre un quadro ben differente. Infatti molte grandi tribù celtiche combatterono contro Roma e, sconfitte, cercarono di sollevarsi con l’appoggio di Annibale.

La riconquista dopo la seconda guerra punica fu ancora più dura. Non si ricorda nell’articolo la deportazione di 36000 Salassi (valdostani e canavesani) come schiavi.

Di sfuggita è trattata anche la secolare lotta per rimanere indipendenti dei Ligures (cioè anche dei monferrini e langaroli).
Vi si commisero tali efferatezze da scandalizzare persino il Senato romano.

Il rapporto tra Roma e popoli padani fu in altri casi ambivalente come quelle del re di Susa che di fatto divenne vassallo.

Di questi avvenimenti tratto nei canti dall’ottavo all’undicesimo del mio poema Piemonteide in cui cerco di fare prevalere una visione meno romanofila e di mostrare tutte le opinioni presenti all’epoca.

Uno dei personaggi ben evidenziati nell’articolo è il capo dei popolari Caio Flaminio che nelle terre padane vedeva solo campi da distribuire ai suoi partigiani politici e schiavi per Roma. Questo ad indicare quale sentimento “patriottico” da “Italia unita” aleggiasse nelle teste dei colonizzatori.

L’articolo  sostiene che la prima unione di culture in Padania fosse rappresentata dalla Gallia Cisalpina. In realtà l’archeologia mostra come nella preistoria diverse culture avessero già unificato tale territorio.

Tutte queste osservazioni lasciano impregiudicate le opinioni che chiunque può avere relative all’attuale fase politica. Da una rivista blasonata come Archeo ci si aspetterebbe un maggiore coraggio nella presentazione di tutti i fatti storici.

Suoni primari e colori primari: quali sono le vocali più resistenti in piemontese?
Ago 5th, 2011 by linguapiemontese

 

Colori e suoni primari :    rosso = A   giallo = I   blu = U

Colori e suoni secondari:   arancione = E   verde = U francese   viola = O

Colore e suono centrale:   nero = EU francese 

suoni primari colori primari

Analogia tra suoni primari piemontesi e colori primari

Fin dalla scuola elementare abbiamo conosciuto lo schema dei colori primari:giallo, rosso e blu. Tali colori combinati insieme creano i colori secondari: giallo e rosso danno arancione, blu e rosso danno viola, blu e giallo danno verde. L’insieme dei colori crea un non colore nero.

Tale schema con poche modifiche può essere usato per dare una evidenza visiva ai rapporti tra i suoni del sistema vocalico piemontese.

Sostituiamo una vocale ad ogni colore primario, ad esempio poniamo A=rosso, I=giallo e U=blu. Mescolando tali colori si ottiene un colore intermedio per ogni coppia.

Parallelamente per ogni coppia di suoni se ne può individuare un altro con caratteristiche intermedie: E=arancione, O=viola, U francese=verde. Anche per il nero centrale si può trovare una corrispondenza con l’EU francese.

Così come i colori non si esauriscono con quelli primari e secondari (rosa, marrone ecc.) così altri suoni vocalici sono possibili. Ad esempio abbiamo due E (cioè due arancioni diversi) e il suono indistinto segnato con la E con dieresi.

Questo schema è solo un gioco senza utilità o cela altro?

Il significato fonetico della terna di suoni primari

A, I, U sono dal punto di vista articolatorio i suoni primari, pronunciati nei tre luoghi più distanti e quindi perfettamente distinguibili: sono considerabili suoni primari per analogia con i colori.

Esistono molte lingue come l’arabo basate sostanzialmente solo sui tre suoni primari. E’ stata formulata l’ipotesi che anche l’indoeuropeo fosse basato su tale terna.

Di certo sono suoni “resistenti”: in molte lingue vi è la tendenza ad avere molti suoni in vocale tonica, cioè accentata, ma non in vocale non tonica. Quando ciò succede i suoni primari (A, I,U) sono spesso quelli resistenti.

In piemontese ci sono molti fenomeni di questo tipo. Anzitutto i suoni secondari O ed EU francese sono solo tonici e in posizione non tonica degradano ad U o U francese.
Ad esempio: A lòsna (= lampeggia, con O italiana), ma A losnava (= lampeggiava, con U italiana)
Altro caso: Fieul (= figlio con EU francese), ma Fiulin (= ragazzino, con U francese).

Anche Le E e le U francesi (vocali secondarie seguendo lo schema dei colori) tendono ad essere sostituite in posizione atona. Questo fenomeno, tuttavia, risulta essere meno regolare.
La U francese tende ad essere rimpiazzata da I in contesto non accentato.
La E tende ad essere solo tonica, trasformandosi piuttosto in E con dieresi.

Esistono anche altre tracce di trasformazione di E in I in posizione atona. Un esempio è dato dal diminutivo di Ceco (Francesco) che è Cichin e non Cechin.

Eccezioni alla regola

Vi è l’eccezione morfologica delle desinenze verbali e dei plurali femminili in E atona. Molto significativo è il fatto che in entrambe le posizioni le E si trasformino in I in certe zone monferrine fin quasi alle porte di Torino. Si tratta di una specie di attrazione verso la vocale considerata più adatta per una sillaba non tonica?

Altra eccezione riguarda la particolare situazione della E con dieresi. Nello schema dei colori rappresenterebbe una specie di marrone tra il rosso della A ed il nero della EU. Anche essa risulta essere molto resistente e allunga addirittura la durata della consonante successiva. Ne discuterò in un articolo dedicato.

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